BASILICA DI SANT’APOLLINARE IN CLASSE   RIAPERTURA AL PUBBLICO DAL 23 MAGGIO 2020
Via Romea sud, 224 - 48125 Ravenna
Direzione e uffici: tel. 0544 543710 / 543720

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Web & social

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 biglietteria e bookshop: 0544 52 73 08

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link: https://www.ravennantica.it/basilica-sant-apollinare-in-classe/

Orari di apertura

nuovi orari di apertura da lunedì a sabato dalle ore 10 alle 19 | domenica dalle ore 13 alle 19

 

Prenotazione obbligatoria alla pagina https://info.ravennantica.it/content#

L’accesso è consentito a gruppi (massimo 8 persone) con guide turistiche autorizzate: gli accompagnati manterranno le distanze prescritte dalla normativa.

 

chiuso nei giorni 1 gennaio, 25 dicembre

Si comunica che questo istituto s'impegna per offrire al pubblico un orario di visita quanto più esteso possibile, nel rispetto dei criteri per l'apertura al pubblico, la vigilanza e la sicurezza dei musei e dei luoghi della cultura statali previsti dal D.M. del 30 giugno 2016, in attesa che vengano espletate le previste procedure concorsuali finalizzate al superamento delle attuali carenze organiche e al conseguente incremento del personale in servizio.

 

Carta della qualità dei servizi (aggiornata a ottobre 2017)

Ingresso

intero € 5,00

agevolato € 2,00 cittadini europei tra i 18 e i 25 anni

gratuito per tutti i cittadini di età inferiore a 18 anni e ogni prima domenica del mese.

sono previste ulteriori agevolazioni per l'ingresso

 

Ingresso cumulativo (Basilica di Sant'Apollinare in Classe + Museo Nazionale di Ravenna + Mausoleo di Teodorico)

intero € 10

Il biglietto cumulativo è acquistabile presso le biglietterie dei singoli monumenti e ha una validità di 3 giorni a partire dalla data di emissione

 

Accessibilità

tutti gli spazi del monumento sono accessibili direttamente

 

Servizi

all’interno della basilica è presente un pannello informativo multimediale in lingua italiana e inglese

 

 

 

 

BASILICA DI SANT'APOLLINARE IN CLASSE

 

santapollinare in classe

 

Esterno

La basilica di Sant’Apollinare in Classe ha evidente, nelle sue forme, il richiamo alla tradizione architettonica più antica. In alcuni elementi architettonici, invece, esprime un linguaggio stilistico che è il frutto dei continui scambi culturali che la città di Ravenna ha avuto con le città del Mediterraneo orientale. Ne sono esempio: la struttura muraria, costituita dai tipici mattoni allungati; l’abside, poligonale all’esterno e semicircolare all’interno; i vani che fiancheggiano l’area dell’altare. La facciata della basilica, a capanna, è di una semplicità e di un rigore estremo. In origine era preceduta da un’ardica, un ampio spazio quadrilatero circondato da portici, così come usava nelle basiliche tardoantiche. Oggi al posto dell’antica ardica c’è un porticato, ricostruito durante i lavori di restauro realizzati agli inizi del Novecento.

Sul lato nord della basilica sorge il campanile circolare alto più di trentasette metri, databile al X secolo. 

Interno

 

Navate

 

L’interno, ampio e luminoso, è diviso in tre navate da ventiquattro colonne di marmo greco. I capitelli bizantini che sormontano le colonne sono lavorati a foglie d’acanto che sembrano mosse dal vento. Sui capitelli delle colonne scaricano gli archi a tutto sesto che sorreggono le pareti laterali della navata centrale. Quest’ampia fascia di muratura accoglie affreschi con i ritratti di parte dei vescovi e degli arcivescovi di Ravenna. I medaglioni furono eseguiti nel 1775 da Antonio Cantoni, Giovanni Battista Roberti da Forlì e Domenico Barbiani.

Il pavimento in cotto che vediamo oggi ha sostituito un antico mosaico realizzato con marmi e materiali lapidei. Di tanta bellezza si sono conservati solo pochi metri quadrati, visibili nelle navate laterali.

 

Le pareti laterali della Basilica, un tempo, erano rivestite di marmi pregiati. Giunti quasi integri fino al 1449, i bellissimi rivestimenti furono fatti asportare da Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini e audace condottiero.

Le navate laterali ospitano una collezione unica di sarcofagi databili dal IV all’VIII secolo. Questi monumenti funebri hanno un valore immenso, sia per la bellezza e la qualità della scultura, sia perché danno la possibilità di valutare i cambiamenti di stile avvenuti nel corso dei secoli. Nessun’altra chiesa ravennate racchiude tanti esemplari così significativi e di epoche storiche così diverse.

 

I mosaici parietali

Le raffigurazioni a mosaico alla sommità dell’arco trionfale sono coeve a quelle del catino absidale e quindi alla consacrazione della basilica. In un cielo denso di nubi azzurre e rossastre i quattro Evangelisti, resi simbolicamente, si avvicinano al medaglione con Cristo Salvatore. Nella seconda zona, realizzata nel VII secolo, alcuni agnelli che simboleggiano gli apostoli o più in generale la Chiesa, escono da Betlemme e Gerusalemme; essi ascendono verso Cristo alla sommità. Posta sui due lati della fascia centrale una decorazione a mosaico datata al VII secolo: le palme, simbolo del Paradiso, a cui fanno seguito le figure degli arcangeli Michele e Gabriele, risalenti al VI secolo, che ostentano con fierezza lo stendardo con un’iscrizione greca inneggiante alla Santa Trinità. Nel registro inferiore, i due busti virili che rappresentano due apostoli sono perlopiù il risultato di restauri del XII secolo. 

Nella decorazione del catino absidale, che si può considerare una delle più grandi creazioni artistiche dell’arte ravennate-bizantina, tutto è inondato di una luce che unisce terra e cielo in una intesa rasserenante. Il mosaico fu così concepito per parlare all’animo e alla mente del fedele dall’arcivescovo Massimiano, elevato esponente culturale dell’epoca. Nella rappresentazione musiva, in asse con la croce, in basso, si staglia la grande figura di Apollinare che indossa la tunica bianca, la casula e il candido pallio appoggiato sulle spalle; con le braccia espanse e in un antico gesto di preghiera si rivolge ai fedeli. I dodici agnelli che convergono verso il santo rappresentano i primi fedeli della Chiesa ravennate, che si rivolgono ad Apollinare per poter accedere alla beatitudine del Paradiso. Il primo vescovo di Ravenna è immerso in un incantevole prato verde sul quale sono disposti alberi sempreverdi, fiori candidi e volatili dal piumaggio variopinto.

 

Sopra la figura del santo titolare è rappresentato, in uno sfondo aureo, l’episodio della trasfigurazione di Cristo sul monte Tabor. L’episodio, tratto dai Vangeli, è reso in parte astrattamente e in parte figurativamente. L’opera intendeva proclamare la fede in Cristo, vero Dio e vero uomo, messa in discussione da varie eresie, tra cui l’arianesimo diffuso a Ravenna in epoca gota. Un imponente medaglione racchiude una grande croce avvolta in un cielo trapunto di stelle. All’intersezione dei bracci della croce latina incastonata di gemme il Figlio di Dio Trasfigurato e Risorto. Le iscrizioni all’interno del medaglione sottolineano il significato della croce, strumento del sacrificio di Gesù, ma simbolo di salvezza e di trionfo per l’umanità intera. Più in alto la Mano di Dio Padre, che esce dalle nubi, attesta la presenza di Dio al momento della trasfigurazione del Figlio, cui offrono la loro testimonianza anche i profeti Mosè e Elia. Sotto i busti di Mosè ed Elia, nel verde tenero prato, sono rappresentati tre agnelli, metaforicamente gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, che guardano verso Cristo che si è trasfigurato davanti ai loro occhi. 

La figura di Apollinare posta al centro del catino absidale vuole esaltare la Chiesa di Ravenna: lo stesso messaggio viene comunicato attraverso le quattro figure di vescovi poste tra le finestre al di sotto del catino. Nella parte inferiore dell’abside, appunto, entro nicchie sormontate da una conchiglia, sono rappresentati quattro ritratti di vescovi tra cui Ursicino che fu il committente che iniziò la costruzione della chiesa classicana in piena dominazione gota, ma la consacrazione avvenne al tempo del vescovo Massimiano e più precisamente il 9 maggio del 549.

Procedendo nella descrizione della parete absidale, ci imbattiamo, ai margini, in due grandi riquadri musivi; il pannello sulla destra propone il tema dell’Eucarestia: Abele che offre in sacrificio l’agnello, Melchisedec, sommo sacerdote, re di Salem, mentre dona il pane e il vino e Abramo che destina a Dio il figlio Isacco. Il mosaico sulla sinistra, invece, raffigura un episodio storico avvenuto nel 666, quando l’Imperatore Costantino IV Pogonato consegnò ad un messo dell’arcivescovo Mauro la concessione dell’autonomia dalla chiesa di Roma. Questi riquadri, risalenti al VII secolo e di minor qualità artistica rispetto a quelli del catino absidale, hanno subito numerose manomissioni e in gran parte sono stati restaurati nel Settecento.

Dal 1996 la Basilica fa parte dei beni tutelati dall’UNESCO.